OSINT & C... Articoli di Giornale....


 

Cambio ai vertici dei Servizi

Bruno Branciforte, nuovo direttore del Sismi (foto: Corriere della Sera)

Branciforte al Sismi al posto di Pollari, Gabrielli al Sisde e Cucchi al vertice del Cesis

20 novembre 2006

Al Cesis, Sismi e Sisde, si cambia. Il Consiglio dei ministri ha rinnovato i vertici dei servizi segreti. Nella riunione di lunedì mattina il Cdm ha dato il via libera alla nomina di Bruno Branciforte a direttore del Sismi al posto di Nicolò Pollari, di Franco Gabrielli a direttore del Sisde al posto di Mario Mori e di Giuseppe Cucchi al vertice del Cesis al posto di Emilio Del Mese. (Corriere della Sera)

 


 

 

Articoli prima del 20 novembre 2006...

 

Servizi segreti: demolizione in corso

di Rita Bettaglio - 13 luglio 2006

Si fa presto a dire riforma dei servizi - intendendo, ovviamente, quelli segreti. Ma perchè bisogna riformare i servizi? Cos'hanno che non va? E, se sono da riformare, in che senso riformarli? Costringere i servizi ad operare alla luce del sole non solo li renderebbe inutili, ma anche dannosi per il Paese. Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore nazionale di Forza Italia, lo ha detto a chiare lettere: «La perforazione di ogni vincolo di segreto e di riservatezza sull'attività dei servizi e la violazione del segreto istruttorio ha fatto sì che i nomi di molti agenti del Sismi siano di dominio pubblico e questo potrebbe avere conseguenze spaventose, come lo sgretolamento delle nostre reti di intelligence in Afghanistan, Iraq, Medio Oriente e in Italia». Sbattere in prima pagina il viso e le vicissitudini, spesso private, di un cittadino è di per sè un sopruso, ma, se questo cittadino è anche un servitore dello Stato e lavora per la sicurezza nazionale, il fatto è estremamente pericoloso. O forse si pensa che il terrorismo internazionale sia una favola per ingenui e che Bin Laden passi la propria giornata a giocare a tresette?

Chi ha occhi per vedere o orecchie per sentire non può che rimanere esterefatto dinanzi al putiferio scatenatosi per la vicenda di Abu Omar. Poco ci manca che lo rimpatriamo con un aereo della Presidenza del Consiglio e con tante scuse. Allarmato è anche Magdi Allam, che dalle pagine del Corriere così riflette: «Il vertice dei nostri apparati di sicurezza sarà interamente rimosso e screditato, con gravi danni all'attività di contrasto del terrorismo e un ulteriore logoramento della fiducia della gente nelle istituzioni. Riflettiamoci bene prima di proseguire in questa guerra intestina che preannuncia un suicidio collettivo». Un suicidio collettivo e un tripudio per i tagliatori di teste di mezzo mondo. Alla notizia dell'arresto del numero due del Sismi, Mancini, Hani Al Sebai (egiziano direttore del centro studi londinese Al Maqreezi che nel 1981 ha trascorso alcuni mesi in carcere insieme al numero due di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri, e ad altri dirigenti della Jama'a Al-Islamiya al Cairo) ha spiegato ad AKI in che modo l'arresto di Mancini potrà incidere sulla strategia dell'organizzazione terroristica Al Qaeda nei confronti del nostro Paese. «Dopo questa notizia è evidente che in Italia la magistratura è più forte dei servizi segreti - spiega Al Sebai -. Il messaggio che viene dato ai musulmani è che la magistratura italiana non è contro l'Islam e non è schierata tra coloro i quali la combattono... Notizie come quella di oggi dell'arresto del numero due dei servizi segreti militari italiani rientrano tra quelle che fanno gioire gli uomini di Al Qaeda» prosegue al-Sebai: non avevamo dubbi.

E cosa fa l'Unione di fronte a tanto scempio della credibilità internazionale dell'Italia? Si preoccupa forse di evitare che il sangue dei cittadini italiani sia sparso sul patrio suolo, ad opera dei tagliagole islamici? Pensa ad una riforma dei servizi, che dovrebbero trasformarsi da due ad uno, alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. Ma come? Hanno detto peste e corna della riforma costituzionale varata dal centrodestra, la cosiddetta «devolution», sostenendo che maggiori poteri al premier avrebbero minato la democrazia, rendendo possibile in qualunque momento un golpe, e adesso Prodi vorrebbe i servizi segreti alle proprie esclusive dipendenze? E, poi, se al Professore piace tanto fare lo 007, perchè si è rifiutato, solo pochi giorni fa - il 7 luglio - di ricevere Pollari? Ora ha deciso di incontrarlo, ma perchè quel rifiuto?

Ha ragione da vendere Cicchitto, quando si mostra preoccupato: «Sono totalmente contrario all'unificazione dei servizi che creerebbe un'enorme concentrazione di potere. Il progetto di far dipendere tutto dalla Presidenza del Consiglio, aggiungendo anche le garanzie funzionali, mi sembra pericoloso». Ai cari compagnetti del quartierino l'America piace solo quando sembra poter dare un sostegno alle loro bislacche iniziative: lo spoils system l'hanno imparato all'istante. Ma, per ricordarla tutta, la storia americana, che ne dicono i compagni del fatto che fino al 1804 il secondo classificato nella corsa alla Casa Bianca diveniva automaticamente vicepresidente, a tutela della democrazia?

 

Segreti in piazza

di Alexandra Javarone - 15 luglio 2006

Il 17 febbraio 2003 Nasr Osama Mustafà Hassan, l'Imam della moschea di Viale Jenner, meglio noto con il nome di «Abu Omar», è stato rapito e condotto con la forza in un carcere egiziano a Tora. L'intera operazione è stata con ogni probabilità condotta dai servizi segreti italiani, di concerto con la Cia. I servizi segreti, per loro stessa definizione e natura, svolgono attività riservate e confidenziali con l'unico fine di tutelare il superiore interesse di sicurezza statale.

Il Sismi, Servizio per le informazioni e la sicurezza militare italiano, istituito con legge n. 801 del 24-11-77, «assolve a tutti i compiti informativi e di sicurezza per la difesa sul piano militare dell'indipendenza e dell'integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione.Il Sismi svolge inoltre ai fini suddetti compiti di controspionaggio». La Presidenza del Consiglio può, visti i particolari fini cui mirano i servizi, apporre il Segreto di Stato agli atti, ai documenti ed a tutte le attività del Sismi. Appare dunque strano valutare, in questa prospettiva, l'immensa fuga di notizie al riguardo, che ha portato, già nel 2005, all'incarcerazione di ben ventidue agenti della Cia, tra i quali figurava anche Robert Seldon Lady allora Console americano a Milano.

È di questi giorni invece il nuovo colpo di scena nell'ambito dell'inchiesta sul rapimento di Abu Omar, che vede sotto inchiesta Marco Mancini, il capo del controspionaggio del Sismi, con l'accusa di concorso in sequestro di persona, e il maresciallo Corra, colpevole di aver dormito all'Hotel Principe di Savoia di Milano le notti tra il 28 gennaio e il 2 febbraio 2003: lo stesso periodo nel quale aveva pernottato lì un gruppo di funzionari della Cia. L'aneddoto mostra chiaramente la stretta collaborazione creatasi tra servizi di intelligence, volta a liberare la nostra generazione dal flagello del terrorismo.

La procura di Milano ha inscritto nel registro degli indagati alcune tra le più alte cariche dei Servizi Segreti, dando libero sfogo ad una «pornografia mediatica» che oggi colpisce uno degli ambiti più intimi e riservati del nostro Paese, minando, nell'atto di rivelare le attività dei Servizi d'intelligence, la stessa sicurezza del nostro Paese. Il Sismi è un complesso apparato che lavora ai margini dello Stato, tessendo una fitta rete di contatti utili a dare coscienza del contesto globale attraverso un continuo scambio di informazioni. Il destino delle operazioni dei Servizi è quello di restare ignote e anonime: difficilmente, infatti, si parla di attentati sventati, mentre, all'opposto, sono tristemente noti gli errori, i disastri ed i fallimenti.

Resta poco chiaro oggi comprendere quale sia il motore scatenante la fuga di notizie sul caso Abu Omar, un caso che rischia di mettere sotto inchiesta i più alti vertici dell'apparato di sicurezza italiano, garantendo solo un forte pregiudizio nei confronti della lotta contro il terrorismo e ostacolando la necessaria collaborazione tra agenzie di sicurezza. La cooperazione tra servizi d' intelligence resta, in un momento storico come questo, l'unica risorsa per far fronte ad un terrorismo globalizzato ed organizzato. Certo è che il trattamento riservato alla Cia dalla Magistratura mal si adegua al concetto di segretezza e cooperazione tra Stati: il g.i.p. di Milano respinse infatti, con decisione del 25 novembre 2005, l'istanza di revoca del provvedimento cautelare inoltrata dal Console Lady, negando oltremodo la sussistenza di alcuna immunità dalla giurisdizione dello Stato Italiano.

Dunque la magistratura italiana sembra essersi schierata contro il sistema di sicurezza: infatti il g.i.p. di Milano mancò, nella controversia del 2005 riguardante il Console Lady, di rilevare che, secondo il dettato dell'articolo 31 della Convenzione sulle Relazioni Diplomatiche, «l'agente diplomatico gode dell'immunità dalla giurisdizione penale dello Stato accreditatario». Questo significa che, secondo il Diritto, la Magistratura italiana non ebbe alcun titolo per mettere sotto accusa il Console. Il legale dell'agente Lady non mancò di mettere in evidenza la questione ponendo, nella sua dissertazione, una precisa domanda : «il Signor Lady, nell'ipotizzato sequestro di Abu Omar, avrebbe agito per finalità di natura privata, mosso dunque da un tipico sentimento di carattere individuale, o, contrariamente, per finalità eziologicamente connesse all'esercizio delle funzioni rivestite, e, dunque, in qualità di sovrintendente dell'Intelligence americana CIA, godendo indubbiamente dell'autorizzazione del governo degli Usa di concerto con le autorità politiche italiane?». Domanda questa che potrebbe essere rivolta anche ai magistrati che oggi si occupano del caso Sismi.

Le missioni d'intelligence, coperte il più delle volte da segreto, dipendono da singolari ed irripetibili situazioni politiche, non determinabili in via generale. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una particolare fattispecie, che certo non può e non potrà mai essere preventivamente codificata su manuali di cui dotare la Magistratura. L'attuale situazione richiede la previsione di un meccanismo che ponga, in capo al Governo, l'obbligo di assicurare la riservatezza delle missioni dei Servizi. Il Legislatore dovrebbe garantire un più facile espletamento delle operazioni di Intelligence, nella reale convinzione che è lo stesso terrorismo a minare le fondamenta del Diritto Internazionale, opprimendoci, disgustandoci e mostrandosi come un nemico interno e nascosto la cui mediocre ed irresponsabile indifferenza rischia di annichilirci.

La Forleo e Spataro prossimi capi del SISMI ????


CASO ABU OMAR IL SENATORE A VITA METTE IN GUARDIA PALAZZO CHIGI: GLI USA SONO PREOCCUPATI
Cossiga: De Gennaro e Pollari sapevano del rapimento Cia
Per l’ex Presidente i giudici vogliono arrivare a Gianni Letta

11/7/2006
di Ugo Magri

ROMA. Romano Prodi stia bene attento, lo mette in guardia Francesco Cossiga, perché il caso Abu Omar rischia di provocare contraccolpi molto seri. Nei rapporti con gli Usa, anzitutto. La Cia è allarmatissima, autorevoli esponenti di quel mondo si sono fatti vivi ancora ieri pomeriggio per esprimere grande preoccupazione. E hanno chiesto aiuto a lui, l’ex Presidente della Repubblica, uno dei senatori a vita che col loro appoggio tengono in vita il governo a Palazzo Madama, perché non sanno più a quale porta bussare.

«Palazzo Chigi pare non rendersi conto», sospira al telefono Cossiga mentre è in viaggio verso una clinica di riabilitazione a Costa Masnaga, «delle conseguenze internazionali dell’inchiesta. Si sottovaluta cosa può significare, ai fini della nostra sicurezza, che un organo di polizia giudiziaria in Italia sia in grado di ascoltare le conversazioni del direttore del servizio segreto militare, del capo del controspionaggio e della sede centrale. Con il fondato timore che abbiano compiuto intercettazioni ambientali perfino a Forte Braschi...». Addio, a quel punto, collaborazione internazionale con gli altri 007: «E’ molto difficile che non solo la Cia, ma qualunque altro servizio di intelligence, sia più disposto a passarci informazioni riservate, sapendo che di lì a poco potrebbero finire nelle carte pubbliche di un processo. La posta in gioco è molto, molto elevata».

Il governo, s’è convinto il senatore a vita, sottovaluta la faccenda: «Io sto facendo il possibile per segnalare i rischi». Anche con gesti clamorosi. L’altro giorno Cossiga aveva annunciato l’intenzione denunciare i due magistrati che conducono l’inchiesta sul rapimento dell’imam, Armando Spataro e Ferdinando Pomarici. La denuncia verrà presentata tra un paio di giorni ai carabinieri di Lecco, la stanno scrivendo magistrati e avvocati amici del Picconatore. Sosterrà che i pm hanno commesso un reato contro la personalità dello Stato.

Ieri, nuovo colpo mediatico: Cossiga s’è presentato al carcere milanese di San Vittore per recare visita al numero due del Sismi, Marco Mancini, arrestato nei giorni scorsi. Gli ha portato in dono una Bibbia di Gerusalemme in lingua inglese e il libro delle Cronache di Narnia. E poi conferenza stampa col botto. L’ex Presidente ha lasciato intendere che l’inchiesta punta come un missile su Gianni Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi: «Obiettivo dei pm non è Nicolò Pollari, direttore del Sismi, non è Mancini, ma un uomo che faceva parte del passato governo, che aveva competenza sui Servizi e che non si chiama Enrico Letta...». Lo zio, appunto.

A questo proposito, dentro i Palazzi romani, le voci più disparate si inseguono. Chi ha parlato con Letta (Gianni) lo descrive tranquillissimo: «Metterlo nel mirino dell’inchiesta sarebbe una follia. E poi figuriamoci, conoscendo la sua proverbiale prudenza, se uno come lui può avere mai dato l’avallo politico a un rapimento...». D’altra parte Cossiga non mai è uno che parla a caso. Specie, poi, se si tratta di 007. Di sicuro ha in mente un disegno. Sabato era andato a trovare Pollari: prima gli aveva dato solidarietà, poi gli aveva consigliato caldamente di dimettersi e di raccontare ai magistrati tutto quello che sa. E sa molto, secondo l’ex Capo dello Stato: «Pollari era sicuramente informato della vicenda, come pure Gianni De Gennaro, capo della Polizia». Gli americani si arrabbierebbero, se Pollari dicesse che la Cia ha chiesto collaborazione nel rapimento dell’imam? Certo, non sarebbero contenti. Ma il direttore del Sismi se ne deve infischiare altamente: «Non è affar suo farsi carico dei rapporti con gli Usa nel momento in cui il nostro governo mostra di averlo scaricato».

Il governo, appunto: per Cossiga dovrebbe rassegnarsi a «prendere atto che, con i Servizi paralizzati da magistrati girotondini come Spataro e sceriffi come Pomarici, l’Italia non è in grado di collaborare nella lotta contro il terrorismo internazionale».

Provocazione rivolta a Romano Prodi e a Massimo D’Alema: «Forse è giusto che ci si chiuda nella difesa della nostra sicurezza, anche concludendo concreti e leali accordi con le grandi organizzazioni cosiddette terroristiche, da Hamas a Hezbollah, dai Fratelli Musulmani ad Al Qaeda. C’erano riusciti i governi della Prima repubblica, come potrebbe non riuscirci un governo di sinistra-centro?». Coda intrisa di veleno: [u]«Facciamo condurre la trattativa a Spataro e alla Clementina Forleo».

 

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